Prosecco History: Il commercio con il nord Europa

 

Glera una bandiera d’identità e una barriera alle invasioni – Parte 2

di Ulderico Bernardi, professore in sociologia dei processi culturali nell’università Cà Foscari di Venezia (pubblicato in L’enologo, N. 10, ottobre 2014, 20-22).

Il commercio con il nord Europa

Anche Giacomo Agostinetti di Cimadolmo (1597-1690 c.a.) celebrato autore dei Cento e dieci ricordi che formano il buon fattore di villa, non manca di segnalare la pregiata produzione collinare, ricordando le tecniche particolari in uso un tempo, che ne facevano l’importante voce di esportazione per la Repubblica di San Marco: il vino di Monte intanto è apprezzato in quanto sia dolce, e prima, perché rieschi tale, si ricerca che L’uve siano ben mature, che per ciò si lasciano sopra leviti molto più che nel piano. Onde a conoscer quando l’uva bianca è matura a bastanza per far vino dolce come si desidera, doverà haver mutato colore e di bianca divenuta zalla o più tosto rossa come coda di volpe, vuole haver il pecolo fiappo e che a maneggiarla le dita s’attacchino insieme.

Il commercio con le corti di Germania di Polonia era intenso. Da quei paesi di là delle Alpi muovevano i carri per le colline trevigiane. E ne tornavano colmi di botti. Tra le sante figure, benemerite del vino, come preziosa risorsa per le colline, va ricordato Venanzio Fortunato.

Il santo vescovo autori di inni sacri e profani, nato a Valdobbiadene nei primi decenni del 500 e morto a Poitiers nel 606, era devoto a San Martino. E proprio nel poema dedicato al santo di Tours, descrive con affetto il suo paese natale, alto sulle colline del buon vino:quo vinéta vernantur, sub monte jugo calvo, quo vior umbrosus tegit sicca metalla…laggiù dove eternamente germoglia la vite, sotto la grande montagna, dove il verde lussureggiante protegge le zone più disadorne.

Passano i secoli, e il panorama dei broli e dei vigneti subisce giorni infausti. Anche se certe qualità di viti resistono bene ai disagi meteorologici e alle devastanti incursioni dei parassiti. Per tutto il corso dell’Ottocento flagelli diversi tormentano ancora le viti: oidio, peronospora, fillossera. Non bastasse, la grande guerra sconvolge a cannonate tutta l’area collinare, mentre i campi del medio e basso Piave sono scavati in profondità da buche di proiettili, trincee e camminamenti. Ci vorranno degli anni per sistemare la terra arativa, i canali di bonifica e d’irrigazione.

Continua…

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.