Prosecco History: Non passa lo straniero

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Glera una bandiera d’identità e una barriera alle invasioni – Parte 2

di Ulderico Bernardi, professore in sociologia dei processi culturali nell’università Cà Foscari di Venezia (pubblicato in L’enologo, N. 10, ottobre 2014, 20-22).

Non passa lo straniero.

Non solo della piccola patria collinare, generosa fornitrice delle uve dei vini, ma della grande patria italiana, che forse deve anche Prosecco l’arresto l’avanzata nemica dopo Caporetto.

Narrano le memorie locali infatti, che gli austro-ungheresi arrivati di gran corsa nel novembre 1917, giusto all’epoca delle vendemmie compiute, si precipitarono ingordi nelle cantine, richiamati dagli effluvi. Ne riusciranno ebbri.

Il Prosecco in quelle tragiche giornate dell’invasione e della ritirata dei nostri oltre la Piave, trasformerà l’ardore guerriero delle truppe imperialregie in briosa euforia, con vocazione alla stanzialità piuttosto che ad incalzare le truppe italiane in rotta. Verità o forse leggende che ancora corrono nei paesi sui colli.

Ora che la pace regna rimane la capacità seduttiva del Prosecco nei confronti dei nostrani e forestieri.

Di color giallo dorato, talvolta anche carico, di sapore più frequentemente amabile, e talora dolce, alquanto astringente, di profumo fresco e spiccato tendente alla Aromatico, così dipingeva il Prosecco nel 1931 la guida gastronomica d’Italia del Touring Club Italiano.

Tanto e dunque il cumulo di memorie che grava sulle responsabilità dei produttori contemporanei. Per il loro onore delle nostre oneste voluttà. Ora che il confronto si è fatto serrato nei processi di mondializzazione, si impone ancora più con l’accuratezza di produzione che sola può garantire la nobiltà del nome. Principio che vale ovviamente per tutti i prodotti tipici.

Continua…

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