Bele Casel, ColFondo e Massimo Bottura

massimo bottura

Pochi mesi fa Fabio Fazio intervistò Massimo Bottura, chef dell’Osteria Francescana, uno dei massimi esponenti dell’arte culinaria del Bel Paese . Ho guardato questo video una volta e un’altra volta ancora con grande curiosità e stima e più l’ascoltavo e più si faceva prepotente in me la convinzione  che vi fosse del legame tra il Bollito non Bollito e il nostro amato ColFondo, tra il pensiero della Bele Casel e quello di uno dei migliori chef al mondo.

Qui ho riassunto molto velocemente le frasi che più mi hanno colpito:


– Avevo voglia di pormi delle domande
– Attraverso la materia prima riusciamo a trasmettere emozioni
– Perché devo bollire la carne per fare il bollito?
– Chiamo il professor Montanari per capire come è nato il bollito. 1200, quando le famiglie avevano bisogno…. Allora io devo bollire la carne perché 1000 anni di storia dicono che devo fare così? NO
– Proverò a fare il bollito in un altro modo per preservare il lavoro di questi artigiani
– Massimo Bottura a Lou Reed: ma ti rendi conto, non capiscono questo piatto, il bollito non bollito è come un taglio di Fontana, può cambiare la storia della gastronomia….
– Si parla di tutto quello che si deve togliere per arrivare all’essenza del sapore
– Il sapore deve rimanerti, deve rimanerti addosso per tutta la vita, come una canzone di Lou Reed
– Siamo cuochi, solo duro lavoro e un poco di talento.

 

Incredibile come questo suo pensiero assomigliasse, secondo il mio punto di vista, al cammino fin qui da noi intrapreso con l’introduzione del ColFondo tra la nostra produzione.

– Scegliamo l’uva delle nostre migliori vigne, tutte collinari, dove terreno, posizione ed esposizione sono elementi fondamentali. Ci affidiamo totalmente al terroir avendone rispetto e donandogli le cure di cui necessita senza alterare gli elementi propri che gli permettono di essere unico.

– Siamo da sempre aperti al confronto con colleghi, enologi, cantinieri e soprattutto anziani della nostra zona, per cercare di capire gli albori di questo vino, per studiare le sue evoluzioni e le sue potenzialità anche avvalendoci  dei ricordi del papà che già aveva avuto la fortuna di produrlo 40 anni fa.

– Un’unica e fondamentale domanda mi ha comunque sempre accompagnato : perché produrre un ColFondo come lo facevano i nostri trisavoli? Perché la sua storia era già stata scritta? Dalla storia si può imparare molto ed essa ci serve a provare a evitare errori nel futuro ma non ci si può fossilizzare in essa, si deve guardare avanti cercando di migliorare, apportando nuove idee, e soprattutto alla Bele Casel, cercando di far emergere la personalità di ciascuno di noi. L’intento è genuino e mai prepotente, non v’è volontà di fermarsi piuttosto dare un senso al presente e perché no lasciare un nostro contributo sperando che sia utile spunto per la generazione di domani.

– La nostra è diventata una ragione di vita, ci piacerebbe riuscire a trasmettere attraverso il calice qual’è il nostro lavoro e che regalo immenso ci dona il nostro territorio dell’Asolo Prosecco docg, il succo delle nostre uve e nulla più.

– Durante questo nostro difficile ma entusiasmante cammino ci siamo spesso imbattuti in pareri discordanti di amici e colleghi insistenti nel pensare che il ColFondo non sarebbe mai decollato, che era un vino che poco rispecchiava il territorio.
Testardi e con la convinzione nel cuore,  abbiamo comunque continuato a seguire  la nostra strada, consapevoli che prima o poi il tempo ci avrebbe dato ragione poiché è un vino difficile e a tratti scontroso ma se impari a conoscerlo ti da tanto e si apre a te senza riserve.

– Se mai vi capiterà di parlare con papà Danilo vi racconterà  di quando 10/15 anni fa veniva deriso per la sua scelta di non usare enzimi, chiarificanti, flottazione o centrifugazione per i suoi amati Prosecco.  Lui ha continuato a dar ragione al bicchiere e alle sue sensazioni. Non aggiungere per arrivare all’essenza, portar pazienza come si fa con un figlio che sta crescendo, accettare le giornate no per poi goderne appieno la fisiologica trasformazione.

– Anche noi, come Bottura, vorremmo che il “sapore” del nostro vino vi rimanga impresso riuscendo a percepirne le sensazioni e gioendo del piacere trasmesso dalla straordinaria sapidità e l’importante struttura, dono soprattutto del nostro straordinario e amatissimo territorio dell’Asolo Docg.

Siamo solo vignaioli, solo duro lavoro e un poco di talento

 

 

 

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Questo post ha 1 commento

  1. Federica on 23 Ottobre 2015 at 14:48 Rispondi

    Bravo… belle parole, che esprimo al meglio il cammino intrapreso… Complimenti!

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