Asolo Prosecco docg biologico, il punto della situazione

Dopo l’annata 2013 caratterizzata da piogge concentrate in primavera, la 2014, annata orribile per le interminabili piogge di fine stagione, la 2015 contrassegnata da forte siccità e da temperature estive elevatissime ricorderò questa del 2016  come una delle annate più difficili da interpretare lavorando in biologico (potete seguire mese per mese quello che è successo leggendo il Diario di bordo ).

Ho riflettuto molto se scrivere o meno questo articolo, si dice che il buon venditore debba elogiare solo le vittorie ma credo nella sincerità e nella trasparenza perciò eccoci qui a raccontarvi un aspetto poco piacevole del nostro lavoro.

I mesi di  Giugno e Luglio come racconta il nostro diario sono stati devastanti, la pioggia ha messo a dura prova la nostra preparazione, le nostre vigne e il nostro autocontrollo.
Fino a qualche settimana eravamo fieri del nostro lavoro, i conteggi del rame utilizzato erano (e sono tutt’ora) più che positivi, l’obiettivo di ridurre l’utilizzo di questo metallo pesante è stato raggiunto, la percentuale di danno su grappolo era accettabile, probabilmente nella zona più colpita arrivavamo al massimo ad un 10/20%, le macchie su foglia erano state bloccate anche grazie all’utilizzo di un prodotto naturale (le oomisine), le viti insomma stavano bene.
Oggi invece, dopo l’ennesima visita in vigna, ci siamo resi conto che la situazione sta peggiorando e l’umore è precipitato nel baratro.

Abbiamo lottato con le poche armi che avevavamo a disposizione ma evidentemente rame-territorio-conoscenza non sono bastati in un’annata come questa.

MonfumoMaser e 3 dei 6 ettari di Cornuda hanno piccoli, quasi insignificanti problemi (per ora). I restanti due hanno dei danni da peronospora importanti come potete vedere dal grappolo fotografato.

glera colpita da peronospora

Non ci resta che cercare di fermare l’infezione con un paio di trattamenti ravvicinati sperando che il rame a dosi sensibilmente più alte non crei problemi alla vegetazione.

Fare bio in annate come queste ci riporta immediatamente all’inconfutabile fatto che la forza di madre natura non è ahimè facilmente contrastabile. Accettiamo la parziale sconfitta e continuiamo a imparare. E come dice il mio amico Paolo

”  hai superato il 2014, supererai pure il 2016, poi diverrai saggio, vecchio e quindi creperai, finisce sempre così, le paranoie non servono

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Questo post ha 1 commento

  1. Graziano Ganzit on 3 dicembre 2016 at 8:50 Rispondi

    Quando entri nel bio, nella Vita, hai bisogno di conoscenze superiori che devono essere applicate dalla costituzione delle barbatelle al sesto di impianto agli interventi in campo. La riconversione al bio partendo da quanto si ha ereditato in convenzionale è quanto di più difficile e rischioso ci sia. Ma va fatto. Per noi, i nostri figli e la nostra terra. Ma servono conoscenze superiori e sopratutto uno sforzo corale con le Istituzioni amministrative e scolastiche che oggi è carente. Comunque coraggio che solo quella è la strada.

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