Storia di una potatura

Potatura ProseccoNelle ultime settimane ho passato le mie giornate potando le vigne del nostro Prosecco. La potatura,un lavoro fantastico e solo all’apparenza semplice, la vite è cosa viva, ci mette continuamente alla prova, viti vigorose da controllare e viti deboli da aiutare, ogni singolo ceppo ha la sua storia, e non sempre è semplice capire come comportarsi di fronte a sua maestà. C’è bisogno di esperienza, tanta , forse troppa. Tagliare il tralcio sbagliato, soprattutto su viti vecchie può essere un errore che non si recupera più, un errore che comprometterà per sempre l’equilibrio della pianta. Ecco perché io mi consulto molto spesso con un anziano (o quasi) che abita poco distante dai vigneti di Cornuda. Non servono telefonini, basta chiamare Alfiero a voce alta e lui dall’altra collina arriva dopo qualche minuto cavalcando un landini che usava già da ragazzo.

In realtà oggi non volevo parlare dei miei vigneti ma dei vecchi e saggi contadini che non vengono più ascoltati, la storia delle nostre terre è dentro di loro e nessuno vuole più farsela raccontare.  E qui nasce la scuola di potatura, si avete capito bene, una scuola di potatura. Un controsenso, come può un dottore conoscere un terreno di Asolo o uno di marsala, come può sapere in che modo si comportano le centinaia di varietà diverse di uve?

Ditemi che ne pensate perché io vedo un mondo che va alla rovescia!

Tags:

Questo post non ha commenti

  1. Lizzy on 24 Gennaio 2010 at 17:45 Rispondi

    Caro Luca,
    il mio lato romantico è d’accordo con te. Il mio lato realista e professionale, NO! viviamo in tempi – purtroppo o per fortuna – nei quali certo know how è andato perduto, o non è più disponibile come una volta, o richiede troppo tempo per essere trasmesso E magari non è più così allineato con le più moderne nozioni di agronomia…
    Di qui la necessità di imparare. Sia a lavorare nel vigneto, sia a lavorare in cantina. Se tutti la pensassero come te, infatti, le scuole di enologia non avrebbero avuto senso di nascere. Invece quella di Conegliano, la più antica d’Italia credo, ha superato il secolo di vita. Segno che già in passato si erano accorti che forse il nonno non era più sufficiente…
    😉

    Lizzy

  2. Luca on 24 Gennaio 2010 at 22:45 Rispondi

    Cara Lizzy,
    condivido parzialmente il tuo post nel senso che dal punto di vista di “come” fare un buon vino, nel mondo dell’enologia son cambiate tante cose e direi progredite positivamente. In viticultura invece credo valga ancora molto l’ esperienza maturata in campo unita ad una dose di consigli saggi e un’altra dose di spirito d’iniziativa.
    Ad esempio la scuola di Conegliano da te citata, a me è servita molto sia dal punto di vista enologico che viticolo per imparare le basi del mio mestiere, il resto è venuto come sopra citato.
    Spero di vederti presto
    Ciao
    Luca

  3. Luca Risso on 25 Gennaio 2010 at 10:13 Rispondi

    E’ anche vero che grazie ai dettami del personale uscito da quelle scuole sono stati impiantati a destra e a manca, a sud e a nord, impianti fotocopia per vini fotocopia, con danni immensi al patrimonio sia ampelografico sia agronomico di intere regioni.
    Ora c’è il riflusso, e Simonit e Sirch si sono accorti che alberello e Guyot sono “meglio”. Naturalmente mi aspetto di vedere presto alberelli al posto della pergola veronese.
    🙂
    Luk

  4. Luca on 25 Gennaio 2010 at 14:28 Rispondi

    Luca, hai perfettamente inteso quello che volevo dire.
    Facciamo un piccolo esempio, parliamo di Prosecco.
    Se andiamo a vedere le vigne di Valdobbiadene c’è una potatura simile al gujot ma sapientemente modificata per adattarlo all’ambiente e alla vite, se poi andiamo sulle zone del piave troviamo impianti più espansi, sylvoz e bellussi, se tornate verso nord , nella zona dell’asolano c’è un mix di cose, io per esempio ho un sistema di allevamento a doppia capuccina che adatto alle mie necessità, rompo il midollo del tralcio così da limitare la vigoria della vite nella parte finale dello stesso.
    Come può una persona che non conosce queste zone sapere questi piccoli trucchetti?
    Luca

  5. Lizzy on 25 Gennaio 2010 at 20:09 Rispondi

    @Luk, al massimo nel Veronese impiantano guyot. Salvo poi accorgersi, dati agronomici alla mano, che sulle colline è meglio la pergola veronese. Non esiste l’impianto viticolo perfetto, ma solo l’impianto in equilibrio. E se è vero che dalle scuole sono uscite tante…fotocopie, è altrettanto vero che se alcuni neofiti della produzione vinicola ai loro esordi avessero dato retta ai consigli dei vecchi del posto, non avrebbero mai adottato certe pratiche “pazzesche” come il diradamento…e non sarebbero mai arrivati a produrre vini celebri in tutto il mondo.
    🙂

  6. Luca Feraro on 26 Gennaio 2010 at 7:49 Rispondi

    Si lizzy,è ovvio che una persona deve ascoltare, imparare e poi metterci del proprio. Nemmeno il mio guru Alfiero è totalmente d’accordo con quello che faccio, ma capisce che tutti dobbiamo provare e sbagliare per capire qual’è la strada da seguire.

  7. Luca Risso on 26 Gennaio 2010 at 11:02 Rispondi

    @Lizzy
    Guarda che i vecchi hanno sempre saputo quello che scriveva Gallesio alla fine del 1700:

    ” Posto in bottiglie (Il vermentino) si conserva in questo stato anche alcuni anni. Si intende che il vino di cui parlo è quello che proviene da viti coltivate in luoghi aprichi, tenute basse, e potate a pochi occhj.”
    …..
    “Potrebbe (il rossese bianco) stare al confronto dei migliori vini di Europa, se i nostri agricoltori, più solleciti della quantità che della qualità, coltivassero la vite con più riserva, e dassero alla fattura del vino le cure e le diligenze che vi impiegano gli oltramontani.”

    Luk

  8. Luca on 27 Gennaio 2010 at 7:43 Rispondi

    Luk , le sai tutte. Interessante scritto di Gallesio.

  9. Espressomaschine on 24 Gennaio 2011 at 2:08 Rispondi

    Hallo, schöner Beitrag, der RSS Link funktioniert leider net, ansonsten top Seite!

  10. antonio on 23 Marzo 2014 at 5:23 Rispondi

    a valdobbiadene la vite viene potata e “legata” a doppio capovolto, una tecnica antica che tuttora viene tramandata. Si adoperano ancora le sache, di salice, nonostante siano comparsi i gancetti e i legacci di plastica. parlo soprattutto della collina, la zona storica del prosecco, dove i vigneti hanno mantenuto la loro originale struttura, dove la maggior parte del lavoro si fa ancora a mano. mio padre mi ha insegnanto a “far fora le vi” e dopo “a oltarle dò”. il principio è abbastanza semplice, ma il perfezionamento della tecnica richiede anni e molta pratica. col tempo si crea una specie di simbiosi tra uomo e vite, inspiegabile a parole. chi cura con passione le proprie viti e impara come trattarle, queste rispondono all’ordine che gli è stato dato, e non solo daranno buon frutto, ma l’anno successivo sarà più facile potarle perchè daranno i tralci migliori nella posizione migliore. questo fare si sta perdendo, i giovani pensano più alla cantina che alla vigna.. ma c’è grande soddisfazione nel vedere una bella vite ben potata

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.