Prosecco e coerenza

Vorrei tornare a parlare per un attimo non solo di lieviti indigeni e vini naturali ma di coerenza nel portare avanti un azienda, un modus lavorandi,

Proprio ieri siamo stati a trovare un piccolo distributore,c’è stato un momento , mentre mio papà parlava di come è nata la nostra azienda, che mi ha fatto pensare alle mode del vino.Le parole sono state queste:

Quando abbiamo cominciato tutti ci prendevano in giro dicendoci “voi non capite niente”. Il Prosecco deve essere decantato usando “x” grammi di bentonite e “y” di caseina, dovete usare gli enzimi, non comprate l’impianto di imbottigliamento è una spesa inutile, vendere vino in damigiana è molto più redditizio.

Beh, mio padre ovviamente ha fatto le sue prove, ed ha deciso che non era quello che voleva per i nostri vini.

Ecco cosa intendo quando parlo di coerenza:

Coerenza: torniamo a fare i vini non per moda ma perchè devono piacere a noi.

Coerenza: non raccontiamo ai nostri clienti che siamo naturali quando sappiamo benissimo che in vigna trattiamo con prodotti ben diversi dal semplice rame e zolfo. Io stesso mi sono sentito dire da persone che si “vendono” come naturali: eh si, ma in fioritura il rame non va bene, oppure, con un anno come il precedente non si poteva trattare solo con rame e zolfo! Coerenza! è così difficile ammettere che siamo stati sconfitti, che non ce l’abbiamo fatta?

Coerenza: sti benedetti lieviti indigeni! ora vanno di moda certo, scommettiamo che tra 5 o 6 anni nessuno ne parlerà più? Se siete coerenti continuate a farlo, continuate a dirlo.

Coerenza: non espiantate le vostre vecchie vigne solo perchè il mercato richiede Prosecco.

Questa una discussione nata da twitter tra Lucia, Tomaso, il gastronauta …. dopo la mia affermazione “sono stanco di essere additato come industriale del vino solo perchè uso i lieviti selezionati”

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Autore: Bele Casel

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  1. Sara Carbone on 26 Novembre 2010 at 15:02 Rispondi

    Riporto quello che avevo scritto su FB, forse questa è la sede più consona per un commento scritto a caldo.
    “Luca, non sai quanto è attuale questa riflessione nei miei pensieri.
    Proprio ieri scrivevo una lettera privata, uno sfogo su questo argomento e pur senza averne parlato con te, dicevo cose simili.
    Coerenza e il coraggio delle proprie scelte, mantendendo un occhio a quello che accade fuori, ma rimanendo se stessi, nonostante tutto.
    Tanto sfide per migliorarsi ce n’è a iosa anche rimanendo coerenti”.
    Sara

  2. Luca on 26 Novembre 2010 at 16:47 Rispondi

    Sono pienamente d’accordo con te Sara. Le mode purtroppo stanno, spesso e volentieri, rovinando tradizioni, vini e territori.
    Dobbiamo tutti lottare invece per portare il vino da un prodotto di tendenza ad uno di uso quotidiano.
    Luca

  3. Mauro on 26 Novembre 2010 at 17:05 Rispondi

    Non ci arrivo, scusate. Capisco che bisogna difendere vini e territori senza passare per forza alla moda del momento, ci mancherebbe altro, ma non capisco questa relazione con il fatto di fare o meno vini naturali; il fatto di continuare ad introdurre chimica in vigna o in cantina è una scelta di coerenza?

    Anche il signor Tavernello è coerente allora, mentre mi giunge nuova che il Mosnel si sta convertendo al biologico, loro sono meno coerenti?

    Nessuna polemica, sono per capire.

  4. Sara Carbone on 26 Novembre 2010 at 17:27 Rispondi

    Ciao Mauro,
    credo si tratti di capirsi. Il biologico, inteso come rispetto per luomo e l’ambiente, è un sacrosanto dovere di tutti, a cominciare da chi coltiva la terra passando per la raccolta differenziata. Come dicevamo su twitter questo è il pre-requisito su cui non si discute. Usare diserbanti chimici è poco rispettoso per l’ambiente e per l’uomo, credo che pochi abbiano dubbi. Ma l’uso di solforosa nel vino o l’uso di lieviti indigeni o selezionati, che sono uno spartiacque importante tra quello che è considerato vino naturale e quello non naturale, credo che non abbiano niente a che vedere con l’uso della chimica.
    L’eccesso che credo volesse sottolineare Luca non è nel biologico sì o no, quanto nel fatto che se non usi lieviti indigeni e usi solforosa anche se con moderazione, fai vini industriali. Credo che ci sia una autostrada di differenza tra i due concetti.
    Il fenomeno moda è anche più ampio. Non tanto tempo fa sembrava che un bianco non fosse degno di quel nome se non faceva macerazione, il tormentone dell’uso della barrique come causa di tutti i mali è sempre più attuale.
    Capisco che il gusto si modifichi, per dire anch’io oggi rispetto al passato prediligo una maggiore acidità nei vini. Non sostengo che le cose debbano essere immutabili, ma detesto il pensiero unico.
    S.

  5. Mauro on 26 Novembre 2010 at 21:05 Rispondi

    Voi lo sapete meglio di me, anche nel biologico sono consentiti i solfiti sotto un certo limite, quindi il problema non si pone sul naturale o sul bio. L’etichetta di vino industriale è per l’appunto, solo un’etichetta affibbiata da non so chi, uno fa il vino che fa, non sono certo qui a dire che se non si fa il vino bio si è il male assoluto, anzi, l’importante è migliorarsi per quanto possibile, cercare l’eccellenza nei propri prodotti, ma non restare stagnanti nel nome della coerenza.

  6. Tomaso on 30 Gennaio 2012 at 20:11 Rispondi

    ciao,
    coerenza mai parola più saggia e difficilmente applicata dai produttori. Io direi meglio, filosofia e rispetto nel tempo della filosofia. E rispetto: va bene tutto, va bene che fai il vino all’indietro o in avanti. Ma il mio cruccio non è che tui faccia il vino sbieco o diritto, il mio cruccio è che non melo lasci fare come sento sia giusto farlo.
    Non ce l’ho con te eh, ma con coloro che non sono d’accordo e invece di limitarsi a non comprare qualunque opera dell’uomo si sentono in dovere di dirne male.
    Stiamo parlando di lavori fatti legalmente e con passione!

    Ciao
    Tomaso

    • Luca on 30 Gennaio 2012 at 20:25 Rispondi

      Scusa Tom non capisco a cosa ti riferisci.

  7. Tomaso on 30 Gennaio 2012 at 21:07 Rispondi

    Ciao Luca,
    Mi riferisco al fatto che negli ultimi tempi sono proliferate polemiche, critiche e disfide tra i vari mondi del vino che invece di osservare con curiosità il modo di lavorare di ciascun produttore hanno cominciato un dissenso verso l’uno o l’altro.

    In fin dei conti tutti stiamo sviluppando un sogno e non vedo giustizia nel bacchettare chiunque operi in modo legale e con passione.

    Questo commento e il precedente non sono rivolti a te o a qualcuno in particolare, ma genericamente traggono spunto dal continuo battibeccare di cui sei stato vittima anche tu quando ti hanno annoverato tra gli industriali del vino.

    Spero di essere stato + chiaro.

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