La responsabilità di noi produttori

Lunedì ho scritto un articolo che si intitolava “polemica sterile sui blog“. Da tempo dico che noi bloggers abbiamo delle grosse responsabilità, parliamo alla gente e dobbiamo cercare di essere corretti, senza cadere negli estremismi. C’è stato un articolo apparso su Intravino dove si riporta un intervista a Mr Gravner che mi ha fatto capire che anche i produttori hanno grosse responsabilità specialmente quando si è carismatici come Josko.

Una persona che ha rivoluzionato il mondo del vino, dobbiamo dargliene atto. Un pioniere, tutti i produttori di “vino naturale” dovrebbero ringraziarlo.

C’è un però: col suo carisma ha “creato” (involontariamente) una schiera di aziende che volevano imitarlo. Tutti a dire e vantarsi che facevano il vino senza solforosa, sembrava quasi che usandola ci si trasformasse in un alchimista truffatore.

A distanza di 20 anni ecco che dice josko:

Ho eliminato dalla produzione tutte le sostanze chimiche ad eccezione di una piccolissima quantità di zolfo. Sapere produrre vino significa sapere usare lo zolfo. Produrre vino senza zolfo è un’utopia.”

C’è un’altra affermazione che mi fa pensare:

Tutte le tecnologie provate prima, dopo cinque o dieci anni diventavano obsolete e dovevo modificarle. Ho sostituito completamente l’attrezzatura della mia cantina ben quattro volte. I recipienti in acciaio inossidabile sono una maledizione per la viticoltura. Il vino non può vivere nei contenitori sterilizzati.

Spero adesso non cominci l’era della caccia ai serbatoi di acciaio. 🙂

Credo che la coerenza e l’umiltà siano due aspetti che tutti noi dovremmo tenere in attenta considerazione.

Credo che ogni azienda sia libera di lavorare come meglio crede senza togliere merito a quelli che  percorrono strade diverse senza ovviamente crear danno al vino, all’azienda e ai consumatori finali.

Credo che ad oggi il vino senza solforosa sia improponibile.

Credo che ci siano ottimi vini prodotti in serbatoi di acciaio.

Credo che un dubbio sia venuto a tutti: come ha fatto a produrre e vendere vini senza solforosa per anni se lui stesso, ora,  dice che è impossibile farlo?

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Autore: Bele Casel

Questo post ha 12 commenti

  1. Luca Risso on 4 Gennaio 2011 at 13:58 Rispondi

    Con tutto il rispetto per Josko, lo avevo già detto io!!
    http://www.tigulliovino.it/dettaglio_articolo.php?idArticolo=3167
    :-))
    Luk

  2. Luca on 4 Gennaio 2011 at 14:05 Rispondi

    Luca sono destinato ad essere un eterno secondo! 😀

  3. Gianluca Morino on 4 Gennaio 2011 at 14:50 Rispondi

    Credo che noi produttori dovremmo prestare molta più attenzione a cosa comunichiamo e a come comunichiamo.
    Certi argomenti sono diventati talmente importanti vedi solforosa(a seguito della nascita di molte intolleranze)che bisognerebbe tenere una linea comune forte e decisa.
    Gli esperimenti su vini senza solforosa mi stanno bene e solitamente riguardano produzioni veramente esigue, per il momento, ma non è giusto far passare questi come il vino del futuro da prendere da esempio.
    Un pò come la conduzione biologica o biodinamica anche produrre senza solforosa(senza iper tecnologia vedi in riduzione) non è possibile su larga scala per cui non credo possa essere la vera strada da intraprendere per risollevare l’economia di intere colline.
    Credo serva trasparenza ed onestà ( un azienda biologica della zona asserisce che utilizza poltiglia bordolese per i trattamenti ed io gli ho sorriso pensando alla cavolata che stava dicendo: con 6 kg/ha di rame max è impossibile usare la poltiglia bordolese)
    Qusto è solo un esempio.

    Per quanto riguarda la produzione e la cantina sono fiero di appartenere alla vecchia scuola dei vecchi piemontesi.
    Vigna.
    Tempo
    Pazienza.
    Senza scorciatoie.

    Gianluca

    • Luca on 7 Gennaio 2011 at 20:07 Rispondi

      Sagge parole Gianluca, concordo al 100%

  4. Davide Cocco on 4 Gennaio 2011 at 15:21 Rispondi

    Credo che la grande responsabilità che hanno oggi i produttori vinicoli, ma in generale quelli di prodotti agricoli, sia la salute del consumatore e la salvaguardia della fertilità del terreno. Ma questa è solo una questione di sensibilità e di buon senso.
    Chissenefrega dei corsi per il patentino, chissenefrega del quaderno di campagna, se nel 2006, in Trentino, sono stati venduti per ogni ettaro coltivato 54,96 kg di sostanze attive contenute nei fitofarmaci e in Alto Adige 58,81. Chissenefrega di tutti gli obblighi di legge se si esce a “pompare” 25 volte a capocchia in una stagione e non si rispetta il tempo di carenza, e magari si esce a trattare il giorno prima della raccolta. Serve gente preparata, in grado di saper gestire i mezzi che la natura e la chimica mette a disposizione.
    L’uso ragionato di fitofarmaci, rame, zolfo, sia l’azienda convenzionale o biologica, è il punto di partenza minimo da cui tutti dovrebbero partire, ma che non viene rispettato da tutti. Altro che solforosa, acciaio o lieviti.

    Sani.davide

  5. Rinaldo on 4 Gennaio 2011 at 16:31 Rispondi

    Credo che a distanza di anni si possano rivedere o correggere delle affermazioni, sulla base delle esperienze fatte nel frattempo (sintomo di onestà intellettuale).
    Mi sembra di poter interpretare le affermazioni di Gravner, più come sottolineatura di dubbi, che di certezze.
    Ovvero mettersi in discussione sempre, per mantenere, tra l’altro, un’originalità (che è quella che paga).

    • Luca on 7 Gennaio 2011 at 20:11 Rispondi

      ma secondo te ha mai avuto un serbatoio… ops, un’anfora con acetico in abbondanza?secondo me si!
      e sempre secondo te ha buttato i vino? secondo me no!

  6. Gianluca Morino on 8 Gennaio 2011 at 1:19 Rispondi

    Ok che Gravner sia l’antesignano e la vetta della piramide non ci piove e i suoi vini spesso parlano una lingua irraggiungibile ma non ci possiamo soffermare sulla sua esperienza.
    Io come produttore e soprattutto come Presidente Associazione del Nizza sono solito relazionarmi con un movimento vino-Italia molto più ampio e vasto come scrissi nel commento precedente.
    Io voglio cercare di garantire una economia stabile e dignitosa per una zona abbastanza vasta per cui gli esempi dei piccoli ben vengano ma sono poi altri i volumi che fanno il mercato e le tendenze di massa almeno per un vino come la Barbera.
    Qui da me in Piemonte il problema non sono i piccoli ma le ditte commerciali gli industriali gli imbottigliatori che, sempre più spesso, si riciclano sotto la legida vini naturali dei vini veri dei vini biologici etc.. dei
    Un esempio posso farlo? (ho lavorato un anno in questa mega cantina che stimo molto): Giovanni Bosca ora andranno in produzione con un Moscato d’Asti biodinamico.
    Certe scelte sono etiche, sono di vita e storgo il naso quando sono fatte per cavalcare mode ed opportunità commerciali.

    • Luca on 9 Gennaio 2011 at 9:44 Rispondi

      Si Gianluca, vero quello che scrivi però credo che anche i piccoli produttori abbiano delle grandi responsabilità, soprattutto dal punto di vista comunicativo, soprattutto quelli che hanno una grande capacità comunicativa, ti porto un esempio incollandoti alcuni commenti da facebook di Francesco Maule:

      1. Il Prosecco naturale NON esiste.

      2. magari quacuno lavora in bio in vigna, ma poi in cantina? lieviti, zucchero, solforosa, autoclave, filtrazioni, chiarifiche.punto.

      Luca

  7. Alessandro Carlassare on 12 Gennaio 2011 at 13:39 Rispondi

    Caro Luca, sempre complimenti per quanto fai.
    Che dire? la mamma dei “so tutto io” è sempre incinta: se qualcuno volesse assaggiare del Prosecco che non ha subito NESSUNA lavorazione si potrebbe accontentarlo… ZERO chiarifiche, filtrazioni, lieviti, bentonite, attivatori, zucchero, ecc., solo un po’ di solforosa, ma ben sai come io consideri pazzo chi vuole fare vino senza (Gravnere e Dagueneau docet).
    Ti dico di più: questo Prosecco si scosta, all’assaggio, forse di un millimetro dal tuo e da quello di tanti altri bravi produttori. (quindi tanta fatica per avere minima differenza?)
    Ma vale la pena di perdere tempo con i “so tutto io” per la mera soddisfazione di convincerli del contrario? A mio parere no: pertanto tale prosecco ce lo beviamo io e te alla prima occasione.
    P.S. da oggi, per tre giorni, pubblico dei post sul Prosecco col fondo, ovviamente sei citato anche tu.

  8. toni dai perseghi boni on 16 Gennaio 2011 at 11:38 Rispondi

    chi fa vin co poci chimici e lo vende al le an criminal se lo fa pa la so fameia coi stessi poci bisogna metterlo in preson
    pompar le vit come na olta verderame e calfina
    in alternativa poltiglia bordolese
    al vin travasarlo tirarlo su de qualche grado col fuchero solferar col solfer a polver o a pastiglia par sciarirlo basta travasarlo na olta in pi no bisogna filtrar al ghe porta via tutti i profumi se se ha bot de legn sane le va ben se no na bot de acciaio
    questo vecio modo de far vin se fa an vin che no fa mal se ghen fa manco e se vive de pi
    chi ol sajar al me vin se fae avanti ho prosecco e fragolin nero

    HO SCRITTO IN DIALETTO DELLE PREALPI VENETE
    PER TENER VIVA LA NOSTRA CULTURA CONTADINA
    CHE VA ORMAI VA SCOMPARENDO DISTRUTTA DAI GRANDI PRODUTTORI DEL VINO CHE PENSANO SOLO AI PROFITTI

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