Vini “naturali”

Venerdì scorso sono stato ad un convegno sui vini naturaliViticoltura sostenibile, dal biologico al biodinamico. Moda o futuro prossimo?” assieme alla cara amica Maria Grazia Melegari.

Non vi nascondo che sono partito da casa pensando che sarebbe stato uno di quei soliti convegni autocelebrativi dove si parlava di: noi siamo buoni loro i cattivi. Non è stato così, anzi.

Ma procediamo con ordine.

Apre le danze  il Dott Fabio Piccoli -Giornalista-Coordinatore dei lavori snocciolando dati precisi e pensieri più che condivisibili

  • 43000 ha di vigneti bio (10% di tutte le vigne nazionali)
  • 44000 aziende vitivinicole biologiche
  • 27000 certificate
  • 16000 in conversione
  • 3000 ha a biodinamico che comprendono 500 aziende

Video

Si prosegue col Dott. Ruggero Mazzilli- Agronomo –Stazione Sperimentale per la Viticoltura sostenibile che parla di suoli e vigneti e dice una frase che mi ha fatto pensare molto.

Il bio da risultati nel lungo periodo e problemi nel breve periodo,il convenzionale da risultati nel breve periodo ma grandi problemi nel lungo periodo

Arriva il turno di Angiolino Maule -Vitivinicoltore, proprietario dell’azienda agricola la Biancara. Ecco, qui mi aspettavo un discorso che generalmente sento fare dai produttori di vino così detto naturale. Anche in questo caso mi sbagliavo! Angiolino comincia a parlare della sua filosofia di lavoro, di cosa stà facendo con la sua associazione VinNatur . Ho scoperto una persona competente, innamorata della sua azienda e senza preconcetti. Ha ammesso sbagli fatti in passato e questo gli fa onore. Non ha condannato l’uso della solforosa e dei controlli di temperatura e mi ha sbalordito col suo approccio scientifico. Mi aspettavo filosofia e mi sono ritrovato a parlare di dati e mi è piaciuto, mi è piaciuto molto.

Video

Angiolino 1 , Luca 0

*immagine e video da soavementeblog

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Autore: Bele Casel

Questo post ha 4 commenti

  1. Davide Vignato on 19 Gennaio 2011 at 14:25 Rispondi

    Ciao Luca,

    è stato molto interessante il convegno di Venerdì.
    Angiolino è una persona molto molto intelligente e ogni anno sperimenta processi di vinificazione e trattamenti nuovi dei terreni e delle vigne! Fa bene ed ha ragione e prima o poi raddrizzerà il tiro nella direzione più congeniale a lui e li sarà ad un ottimo punto.

    Mi è piaciuto tantissimo il Dott. Ruggero Mazzilli, ha spiegato con parole semplicissime processi e concetti per me fondamentali per un’agricoltura sostenibile.

    Una cosa che non mi è piaciuta è della quale si parlato moltissimo è cosa e come si fa in cantina per fare vini dal territorio. Solforosa si e solforosa no, lieviti indigeni o selezionati, temperatura si e temperatura no…… Ma i vini territoriali non si fanno appunto dal terreno???

    ciao

    Davide Vignato

  2. M.Grazia on 19 Gennaio 2011 at 15:14 Rispondi

    @Luca Veramente un gran bel convegno. Dimostrazione reale che i tempi stanno proprio cambiando se Assenologi non teme un confronto del genere e se Angiolino per la prima volta parla a una platea che non è formata dai suoi associati o simpatizzanti. Bravissimo il Dott. Mazzilli che ha edotto anche persone scarsamente preparate all’ argomento, e pure l’amico Fabio Piccoli che ha dato un’immagine completa del fenomeno “bio” senza dimenticare i mercati. Sacrosanto l’invito a far chiarezza e ad abbattere definitivamente le barriere culturali tra convenzionale e non per appreodare a un comune terreno di ricerca!
    @ Davide se non ho inteso male Angiolino ( e Mazzilli) insistevano sul legame tra terroir e vini sostenuti da viticoltura sostenibile proprio come massima espressione dell’ eccellenza di un terreno che è fatto di molteplici cose ( abitanti – nel senso di animaletti, humus, componenti minerali ecc, ecc) . Quanto più si toglie alla terra in termini di chimica tanto più se ne esalta il valore espressivo tramite in vitigno. Questa mi è parsa l’idea. Sbaglio?
    MG

  3. Davide Vignato on 19 Gennaio 2011 at 19:08 Rispondi

    Hai perfettamente ragione MariaGrazia, si è parlato molto di togliere la chimica ma secondo me non basta.
    Ci sono particolari lavorazioni del terreno, particolari semine, osservare vigna per vigna per intervenire nei migliori dei modi per ottenere vini da territorio.

    Io ho percepito che ci si è concentrati di più, specialmente alla fine del seminario quando ci son state le domande, sui vari interventi di cantina. Molto probabilmente perchè la sala era gremita di Enologi.

    Comunque il bio è un mondo complesso e affascinante, che ti coinvolge e ti emoziona. Dai Luca, lascia da una parte le paure e vai tranquillo!

    Davide

  4. Riccardo on 5 Febbraio 2011 at 12:34 Rispondi

    Angiolino è proprio in gamba!

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