“Donaci il nostro pane quotidiano” quante e quante volte ho sentito mia nonna ripetere questa frase, quasi a mo’ di ammonimento su cosa serve veramente nella vita. Ogni giorno tornava dal Forno e mi consegnava il pane ripetendo queste parole. Una vera e propria litania, che fa parte del mio rapporto ora cittadino con la terra.

Il Prosecco Colfóndo emerge da una tradizione che il ritmo incalzante del cambiamento a tutti i costi non ha sopito. Piace, meglio mi piace per questo legame quasi embroniale con la terra. No, no non il fondo non è la terra, è lievito. Però la glera è comunque un ricordo di ciò che bevavano gli avi, quelli che lavoravano la terra, che Bele Casel tiene vivo e lo versa nel mio bicchiere.

Mi piace cucinare, mi piace il Prosecco Colfóndo e allora perchè non tentare di usarlo nella cucina. Il Colfóndo ha del lievito, mi piace fare il pane. E quindi, se pane deve essere, che sia pane Colfóndo.

Con questo entusiasmo sono andata in cucina. Avevo sfogliato nei libri di pane ricette di pani fatti col sidro, quindi sapevo che la mia non era una totale pazzia. Avevo già in mente una forma speciale, come quella dei Christopsomos greci.

L’avventura prevede:

Pane col Prosecco Colfóndo

320 gr di farina (io ho usato: 100 gr farina tipo 0 di farro e 220 gr di farina tipo 1)
130 gr di lievito madre
120 gr di Prosecco Colfóndo
30 gr di acqua a temperatura ambiente
semi di papavero

Ho lavorato insieme gli ingredienti fino ad ottenere un impasto omogeneo.
Impasto omogeneo che ho continuato a lavorare a mano per 10-15 minuti.
Poi, l’ho messo a riposare in una ciotola coperta per 2 ore e mezza a 15 °C. Le pareti della ciotola le avevo prima passate con della carta cucina lievemente imbevuta di olio extra vergine d’oliva. Inoltre, ho spruzzato poca acqua sull’impasto prima di lasciarlo lievitare.
Passato questo tempo ho fatto una piega a libro all’impasto e l’ho rimesso a lievitare per 3 ore e mezza. Anche in questo caso ho spruzzato dell’acqua prima della seconda lievitazione.
A questo punto ho diviso l’impasto. Con 2/3 dell’impasto ho formato una pagnotta, mentre il restante terzo l’ho lasciato da parte.
In un piatto lievemente bagnato ho messo due cucchiaini di semi di papavero. Ho girato la pagnotta e ho messo in contatto la sua parte superiore con i semi di papavero.L’ho rigirato e schiacciato un po’ i semi. Per avere una distribuzione uniforme dei semi, ne ho aggiunti un po’ qua e là con un pennello passato nei semi.
Decorata la pagnotta, l’ho fatta lievitare per altre 3 ore. Per lo stesso tempo ho fatto lievitare anche l’altro terzo di impasto, però in un luogo più fresco.

E siamo finalmente alla fine. Ho preriscaldato il forno a 240°C.
Nel frattempo ho diviso il terzo di impasto in due parti uguali e ho formato due rotoli.
Rotoli che ho disposto sopra la pagnotta a forma di croce. Le estremità dei due rotoli le ho tagliate in due e arrotolate suu se stesse.

Ho fatto cuocere a 240°C per 15, altri 15 min a 210°C e gli ultimi 10 min a 200°C.

Servire freddo.

Com’è?

Morbido, delicato, dal sapore ricercato…e oggi tornando a casa era finito, con mia grandissima disapprovazione 🙂
E’ buono da sola, in aggiunta a piatti Colfondo o anche come base per tartine da aperitivo. Suggerisco comunque abbinamenti delicati, che non vadano a nascondere la delicatezza del pane.

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