Il mercato dei vini è stato importante per me non tanto per le bottiglie vendute, ma per tutto il contesto dei due bellissimi giorni.

In primis la conferenza e in particolar modo l’intervento di Mario Fregoni, uno dei massimi esperti mondiali di viticoltura, che mi ha fatto ragionare moltissimo.

Ha detto senza troppi giri di parole che se vogliamo arrivare distanti dobbiamo parlare del teritorio e non del vitigno. Ha detto che pian piano a suo parere dobbiamo rimpicciolire la parola Prosecco e puntare sulla denominazione, Asolo docg superiore.

È quello che faremo da qui a breve, piccole modifiche per arrivare ad ridurre il carattere della parola Prosecco in etichetta o chissà magari ad eliminarla. Servirà tempo ma prima o poi ci arriveremo.

Lo stesso Fregoni si è schierato contro il fatto che 9 provincie siano state legate al nome Prosecco rovinando così col tempo quello che è avvenuto nei secoli nelle bellissime colline di Asolo, Conegliano e Valdobbiadene.

Come non concordare con queste parole?

Parlando di terroir si protegge anche il vitigno, tutti sappiamo che il Barolo è prodotto da uve Nebbiolo e che il Brunello è prodotto a partire da Sangiovese (.cit)

Ecco quello che vado dicendo da mesi oramai. Dovevamo lavorare assieme sotto un unica docg per proteggere chi lavora in collina e non riesce a spuntare prezzi bassissimi lavorando a pari superficie quasi il doppio delle ore.

Il lavoro di promozione dev’essere costante da parte di tutti i produttori della zona storica.

Ce la possiamo fare, ce la dobbiamo fare.

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Questo articolo ha 4 commenti.

  1. gianpaolo

    non vorrei fare l’avvocato del Diavolo, pero’ ti dico che abitando in Inghilterra ed essendo testimone del fenomeno Prosecco in quel paese, togliere la parola Prosecco dalle bottiglie sarebbe un suicidio. Pensa se lo Champagne decidesse di fare una cosa del genere e chiamare i vini con il nome del comune dove vengono fatti. Ma naturalmente una cosa del genere non gli passa neanche per la testa.
    Avete la fortuna di avere un “brand” fortissimo, oggi tra i piu’ conosciuti dei vini italiani al mondo, che probabilmente ha un valore reale di centinaia di milioni di euro, e lo volete buttare? Scusa, ma questo e’ snobismo. Pensare che l’abitante di Wolverhampton o di Chester debba imparare a capire che Asolo Docg Superiore non solo equivale a Prosecco, ma addirittura e’ migliore, e’ pura illusione, nella migliore delle ipotesi, follia pura, nella realta’. Semmai dovete cercare di difenderne l’integrita’ il piu’ possibile, mettendo un freno all’allargamento delle zone “a prescindere”, per evitare che si faccia prosecco da Trieste a Ventimiglia, e certo, promuovere anche le “sottozone”, con un lavoro lungo e costoso. Ma lascia perdere i professori, loro i mutui da pagare e il personale da pagare non ce l’hanno.

    1. Luca

      vero Gianpaolo in questo momento togliere la parola prosecco è un suicidio, e io infatti non toglierò la parola dalle etichette cercherò solo di rimpicciolirla e metterò la parola Asolo in verticale sul capsulone. Purtroppo mettere un freno ora è troppo tardi, solo anno scorso sono stati piantati 3900 ettari (ripeto,in un anno) quindi si prospetta un futuro non molto roseo, vien da se che il prosecco generico avrà ricadute di prezzo importanti, da aggiungere che la gente non conosce l’esistenza delle denominazioni perchè non ci abbiamo mai creduto fino in fondo spingendo erroneamente sulla varietà.
      Io ascolto tutti e poi cerco di fare di testa mia ovviamente, mi piace prendere spunto da qualsiasi cosa e da qualsiasi persona. 😉

  2. Stefano Menti

    Ciao Luca, sono d’accordo con te e con Fregoni.

    Lo scorso anno sono stato ad un corso di biodinamica e Fregoni aveva esordito allo stesso modo.

    Ci vuole tempo e costanza per far crescere il brand di un terroir. Lo si deve fare tutti insieme e uniti. Poi il guadagno sarà grande, lungo e per tutti.

    Certo che le ultime manovre italiane circa le denominazioni, aiutano a mettere ombra sulle piccole, crescenti e storiche denominazioni.

  3. Stefano Menti

    Ciao Luca, sono d’accordo con te e con Fregoni.

    Lo scorso anno sono stato ad un corso di biodinamica e Fregoni aveva esordito allo stesso modo.

    Ci vuole tempo e costanza per far crescere il brand di un terroir. Lo si deve fare tutti insieme e uniti. Poi il guadagno sarà grande, lungo e per tutti.

    Certo che le ultime manovre italiane circa le denominazioni, aiutano a mettere ombra sulle piccole, crescenti e storiche denominazioni.

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