Vita e il vino Colfondo

Le nuove generazioni avanzano ed io ero curioso di sapere cosa capiscono di vino. Ecco perchè ho chiesto ad una ragazza poco più che ventenne di scrivermi poche righe sul Colfondo. Lei si chiama Vita Lerner e queste le sue parole.

 

Mille sono le definizioni con cui si può descrivere un vino, ma una su tutte io prediligo: il vino buono.

Non è una definizione ortodossa né da manuale, ma da inesperta conoscitrice ho iniziato a rendermi conto che, benché tale dicitura possa parere arbitraria, non è esattamente così. Quando un vino è semplice, vero e accogliente, così sarà per la maggioranza delle bocche che lo assaggeranno.

È vero, sono aggettivi banali, ma dalla complessità naturale implicita nel processo che porta ad avere un vino in bottiglia, non è così scontato estrapolare l’anima del vino  stesso e inserirvi la propria di produttore.

Citando chi di vino ne comprende certo più di me, il Colfóndo fa parte di quella abbastanza ristretta cerchia di bottiglie che “se le apri, le finisci”, e non è poca cosa!

Una volta versato il Colfóndo nel bicchiere lo osservi e ne rimiri il color biondo grano, le piccole bollicine che cercano di risalire in superficie; poi ne bevi un sorso e lo senti che scivola sulla lingua. È un vino che non si impone con prepotenza in bocca, ma la ammalia dolcemente fin quando ogni papilla non è stata rapita dalla sua calda freschezza accogliente.

Il Colfóndo è un vino che piace, senza averne però la pretesa; il suo fascino risiede nel suo non essere ancora pienamente consapevole delle proprie capacità seduttive.

Tutto questo fa si che il Colfóndo sia un Vino. Un vino bellissimo.

 

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Autore: Bele Casel

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