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Luca Ferraro risponde a un dettratore del Prosecco ColFondo

col fondo sur lie

Con questo scritto mi rifaccio a un articolo pubblicato nei giorni scorsi su Intravino dove un produttore esprimeva la sua perplessità sulla produzione del ColFondo in quanto vino poco rappresentativo del territorio e venduto grazie a un forte lavoro di marketing.

Dopo averlo letto mi sono sentito toccato nel vivo e ho deciso quindi di rispondere a modo mio, riportando le mie opinioni in merito.

Abbiamo ricominciato a produrre il ColFondo con l’annata 2008 perché volevamo riprendere la passione di mio nonno e poi di mio padre che hanno fondato il loro lavoro su questa tipologia di Prosecco. Non abbiamo cavalcato nessuna onda modaiola e non abbiamo pensato come primo aspetto al fattore economico.

Siamo partiti producendo poco più di mille bottiglie e quest’anno dopo sole cinque vendemmie siamo arrivati a toccare le ventimila unità. Ammettiamo che questa tipologia rappresenta solo una piccola percentuale della nostra produzione ma è il vino che in assoluto ci ha più appassionati e che ci regala ogni volta emozioni diverse.

Abbiamo scelto per produrre il ColFondo la nostra migliore vigna, lo facciamo maturare per minimo sei mesi in bottiglia prima di immetterlo nel mercato, abbiamo e stiamo dando il massimo per produrre un’altissima qualità per far in modo che questo vino parli la lingua del nostro territorio, Asolo.

La caratteristica che più ci affascina è il fatto che non si tratta di un vino omologabile, ogni territorio, ogni vigna, ogni annata e ogni bottiglia sono diverse una dall’altra e per noi questo è segno di vitalità e di sincerità.

Ribadisco per l’ennesima volta che dal mio punto di vista il Prosecco ColFondo e il Prosecco metodo Martinotti hanno pari valore e pari dignità.

Vorrei chiudere riportando le parole dell’amico vignaiolo Michele Fino:

Il successo dei prosecchi rifermentati in bottiglia rappresenta una reazione analoga alla sua rispetto ai prosecchi da autoclave poco rispettosi della glera e del territorio.

Infatti, molti consumatori ed alcuni attenti produttori hanno intravisto nella rifermentazione in bottiglia un modo per riaccostarsi ad un vino maggiormente rispettoso di territorio e materia prima.

Non c’è dubbio che un Martinotti fatto come si deve dopo una vinificazione primaria di grande attenzione e poca manipolazione sia al fianco della rifermentazione in bottiglia sul percorso che conduce a ricostruire l’identità del prosecco. Proprio per questo, secondo me, nessuno dei due metodi deve essere sostenuto a discapito dell’altro: sono cose diverse, danno risultati diversi, hanno esiti enologici e attitudini di charme diversi, dunque contribuiscono in modo originale allo stesso risultato complessivo: esaltare la varietà del prosecco a scapito della sua immagine oggi molto massificata.

Luca Ferraro

ColFòndo sempre in aumento le vendite – ColFòndo sales continue to rise

prosecco col fondo sales

Un grafico delle vendite del ColFòndo (a graph depicting ColFòndo sales).

Dal 2009, anno in cui abbiamo creato #colfondo1 le vendite sono sempre state in ascesa.
Io non farei caso a quei numeri che comunque sono falsati rispetto alla reale potenzialità di questo vino.

Since 2009, when we first bottled a ColFòndo, the sales have continued to rise.

But I wouldn’t waste my time with these numbers. They only represent a fraction of the true potential for this wine.

—Luca Ferraro
grape grower and winemaker